{"id":103253,"date":"2025-05-04T08:00:51","date_gmt":"2025-05-04T06:00:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.shalom.it\/?p=103253"},"modified":"2025-05-03T21:22:27","modified_gmt":"2025-05-03T19:22:27","slug":"la-settimana-di-israele-tra-gaza-e-la-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.shalom.it\/israele\/la-settimana-di-israele-tra-gaza-e-la-siria\/","title":{"rendered":"La settimana di Israele &#8211; Tra Gaza e la Siria"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ecocidio<\/strong><br \/>\nLa guerra sta entrando nel ventesimo mese e non accenna a cessare. C\u2019\u00e8 stato un nuovo tentativo di usare gli incendi dei boschi come arma terrorista, secondo uno schema distruttivo usato molte volte da Hamas, senza che i verdi europei protestassero mai per questo ecocidio: i danni sono stati gravi, ma per il momento sembra che il pericolo del fuoco sia passato, anche grazie alla solidariet\u00e0 internazionale: molti paesi fra cui l\u2019Italia hanno spedito in Israele i propri aerei anti-incendio.<\/p>\n<p><strong>Strategie al confronto a Gaza<\/strong><br \/>\nQuel che succede a Gaza \u00e8 determinato dalla strategia di Hamas che punta a \u201clogorare\u201d l\u2019esercito israeliano in una guerra d\u2019attrito e bloccare la sua reazione con la pressione internazionale. Il movimento terrorista ha approfittato della tregua per cercare di rifornirsi di armi, soprattutto con l\u2019uso di droni; per riposizionare le sue forze e reclutare nuovi combattenti. Israele \u00e8 deciso a schiacciare il gruppo terrorista bloccando i suoi rifornimenti, isolandolo fisicamente dalla popolazione, smantellando le sue installazioni e i suoi depositi, eliminando i suoi quadri e infine stabilendo un controllo effettivo su tutto il territorio della Striscia, invece della vecchia logica delle incursioni. Per questo ha mobilitato di nuovo molte migliaia di riservisti, ha stabilito dei corridoi traversali presidiati per impedire la mobilit\u00e0 dei terroristi e mantiene delle zone cuscinetto al confine fra Gaza e Israele. Inoltre ha bloccato da qualche tempo i rifornimenti \u201cumanitari\u201d che servivano soprattutto a Hamas, in modo da obbligare i terroristi a utilizzare le loro abbondanti riserve. Quando la popolazione civile avr\u00e0 davvero bisogno di aiuti Israele far\u00e0 in modo di distribuirli in modo che non siano depredati da Hamas. \u00c8 una strategia che funziona e pu\u00f2 portare alla vittoria se si riuscir\u00e0 a continuarla per qualche tempo. Per questa ragione Hamas spinge sulla propaganda internazionale cercando di fermare a tutti i costi l\u2019offensiva di Israele e dunque la sua sconfitta e conta sull\u2019aiuto ormai chiarissimo delle organizzazioni di sinistra che sotto il sempre pi\u00f9 esile velo umanitario si battono ormai esplicitamente in favore dell\u2019azione dei terroristi. Ne abbiamo avuto la prova anche in Italia con trasmissioni televisive, appelli a manifestazioni sindacali, prese di posizioni dei leader della sinistra.<\/p>\n<p><strong>Libano e Yemen<\/strong><br \/>\nLa guerra per\u00f2 ha altri fronti. In Libano sembrano ormai molto deboli i resti di Hezbollah, ormai diffidati anche della autorit\u00e0 locali a cessare ogni tentativo di offensiva contro Israele. In Yemen gli Houti provano ancora a lanciare missili balistici su Israele, che sono regolarmente abbattuti dalle armi difensive; ma soprattutto sono essi stessi soggetti ai bombardamenti americani, che li colpiscono molto pesantemente. Bisogna tener conto per\u00f2 che lo Yemen \u00e8 un paese molto grande, dall\u2019orografia difficile ed \u00e8 perci\u00f2 lungo e complicato eliminare i missili degli Houti. Anche in questo caso si tratta di una guerra di logoramento, che se portata avanti abbastanza a lungo porter\u00e0 alla sconfitta e al rovesciamento degli Houti, che non sono il governo legittimo dello Yemen, ma solo un gruppo ribelle mantenuto dall\u2019Iran.<\/p>\n<p><strong>Siria<\/strong><br \/>\nHa preso molta importanza il fronte siriano. Qui \u00e8 Israele ad attaccare ora il regime sunnita di Al Jolani, che ha preso il posto di quello alawita di Assad. Il nuovo leader si \u00e8 molto impegnato nei mesi scorsi a dichiarare la volont\u00e0 di convivere pacificamente con le diverse anime del suo paese e i vicini, incluso Israele. Ma si trattava di semplice propaganda per dissipare la diffidenza generale. Un\u2019operazione di relazioni pubbliche che ha avuto molto successo soprattutto in Europa, cos\u00ec desiderosa di amare i propri nemici. Le truppe di Jolani e lui stesso sono per\u00f2 state formate nell\u2019estremismo integralista dell\u2019Isis e hanno una vocazione totalitaria che impedisce loro di sopportare davvero la presenza di realt\u00e0 differenti dove comandano. Poco dopo aver preso il potere hanno incominciato a invadere le zone alawite sulla costa, non certo solo per impedire l\u2019organizzazione di una resistenza del vecchio regime, ma con chiare intenzioni terroristiche di massa, per sterminare quelli che considerano nemici religiosi: esse si sono realizzate con spaventosi eccidi. Da un paio di settimane queste forze terroriste sunnite si sono volte verso la zona drusa, al confine con Libano, Israele e Giordania. I drusi sono un piccolo popolo fiero e combattivo con una religione iniziatica derivante dall\u2019Islam sciita, che pratica la politica di essere fedele a ogni stato in cui abita, purch\u00e9 ne rispetti identit\u00e0 e tradizioni. In Israele sono leali cittadini e combattenti spesso eroici delle forze armate; in Siria avevano sempre mantenuto fedelt\u00e0 ai vari regimi. Non aveva senso dunque per le milizie di Jolani attaccarli, ma cos\u00ec \u00e8 successo, per intolleranza e fanatismo. I drusi hanno chiesto aiuto a Israele che, dopo qualche comprensibile riflessione, l\u2019ha concesso per allontanare i terroristi sunniti dal proprio confine e anche per sincera amicizia coi drusi israeliani. Vi sono stati dunque numerosi bombardamenti israeliani su concentramenti di truppe siriane ed \u00e8 probabile che Israele sostenga la costituzione di uno stato druso, anche con le armi.<\/p>\n<p><strong>Iran e di nuovo Hamas<\/strong><br \/>\nLa testa del mostro anti-israeliano \u00e8 sempre l\u2019Iran. Qui le trattativa fra Usa e ayatollah per un blocco consensuale dell\u2019armamento nucleare del regime sono andate avanti per un po\u2019, poi si sono fermate per le solite tattiche dilatorie degli ayatollah. Ma sta per venire a scadenza un ultimatum di Trump, che a met\u00e0 febbraio aveva dato due mesi all\u2019Iran per trovare un accordo. Pi\u00f9 il tempo passa, pi\u00f9 potrebbe essere probabile un\u2019azione militare congiunta di Usa e Israele per distruggere l\u2019arsenale atomico e missilistico del regime e magari per abbatterlo. Sarebbe la mossa decisiva di questa guerra. Oltre al negoziato fra Iran e Usa sul nucleare si \u00e8 bloccato anche quello sempre promosso dagli americani ma gestito dagli egiziani sul rilascio dei rapiti. Questa trattativa si incrocia con la guerra sul campo di Gaza. Hamas non moller\u00e0 la propria assicurazione sulla vita senza ottenere quello che Israele non pu\u00f2 concedere: una fine della guerra (loro dicono una tregua di cinque anni) che lasciasse ai terroristi le loro armi e dunque il potere su Gaza e la possibilit\u00e0 di ritentare altri 7 ottobre quando ne avessero l\u2019occasione, come loro stessi proclamano spesso. Per la prima volta Netanyahu ha dichiarato che la vittoria, cio\u00e8 la distruzione o la resa di Hamas, \u00e8 un obiettivo che ha la precedenza sulla liberazione dei rapiti (sulla cui sopravvivenza peraltro si infittiscono i dubbi). \u00c8 un discorso molto difficile da fare, che pu\u00f2 apparire insensibile e per\u00f2 tiene conto del futuro e della necessit\u00e0 di assicurare la sicurezza di tutti gli israeliani, che sarebbe certamente a rischio se Hamas sopravvivesse alla guerra.<\/p>\n<p><strong>Finisce la saga dello Shin Bet?<\/strong><br \/>\nUn ultimo tema importante emerso in questa settimana \u00e8 la possibile soluzione di compromesso alla difficile vicenda della ribellione di Ronen Bar, il capo dello Shin Bet (il servizio segreto interno di Israele), che aveva rifiutato di accettare il suo licenziamento approvato dal gabinetto, anche se la legge concede esplicitamente questo potere al governo e le responsabilit\u00e0 di Bar sul 7 ottobre e sulla gestione successiva dello Shin Bet sono chiarissime e molto gravi. In appoggio a Bar era intervenuta la Procuratrice Generale e consigliera giuridica del governo Gali Baharav-Miara, nonostante l\u2019evidente conflitto di interessi dovuto al fatto che Bar fosse un suo amico di famiglia. Poi si era messa di mezzo la Corte Suprema, che, implicitamente ritenendosi superiore alla lettera della legge, aveva stabilito per due volte una sospensiva del licenziamento, senza motivarla. Ora Bar ha finalmente dato le dimissioni (con scadenza 15 giugno) e il governo ha rinunciato al licenziamento per eliminare il contenzioso giudiziario. Se non sar\u00e0 sollevato qualche nuovo inghippo di qui al 15 giugno, almeno questa ragione di divisione nella politica israeliana \u00e8 superato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecocidio La guerra sta entrando nel ventesimo mese e non accenna a cessare. 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