
La figura di Salvatore Ottolenghi, fondatore della polizia scientifica italiana e protagonista di una delle più importanti innovazioni investigative del Novecento, è stata al centro dell’incontro dedicato alla presentazione del volume Salvatore Ottolenghi. Inventore della polizia scientifica (Giuntina) di Roberto Riccardi, ospitato ieri dal Museo Ebraico di Roma.
L’appuntamento ha riunito studiosi, rappresentanti della Comunità Ebraica e appassionati di storia per approfondire l’eredità di un uomo che introdusse il metodo scientifico nelle indagini di polizia, contribuendo a trasformare profondamente il sistema investigativo italiano. Una figura affascinante e spesso poco conosciuta dal grande pubblico.
Dopo i saluti istituzionali di Alessandro Luzon, vicepresidente vicario della Comunità Ebraica di Roma, e l’intervento di Shulim Vogelmann, editore della casa editrice Giuntina, hanno dialogato con l’autore Sandro Di Castro e il giornalista Fabio Isman, ripercorrendo il percorso umano e professionale di Ottolenghi e il contesto storico in cui operò. Un confronto che ha contribuito a restituire attenzione e memoria a una figura centrale della storia italiana e dell’ebraismo italiano.
Nel corso della presentazione, Roberto Riccardi ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a raccontare la vita di Ottolenghi, inserendola nel solco delle storie a cui ha dedicato i suoi lavori più recenti: «Sono stato molto affascinato dalla banalità del male, ma preferisco la banalità del bene. Per questo racconto sempre storie d’amore per la vita e per la giustizia. Di Alberto Sed, di Giulia Spizzichino, di Ludwig Guttmann e ora di Salvatore Ottolenghi».
Un’affermazione che racchiude il significato del libro: riportare all’attenzione del pubblico figure che, attraverso il proprio impegno civile e professionale, hanno contribuito a rendere la società più giusta. Nel caso di Ottolenghi, il suo lascito continua ancora oggi a vivere nelle moderne tecniche investigative e nella centralità della prova scientifica nella ricerca della verità.
La presentazione è stata anche l’occasione per ricordare il contributo della cultura ebraica alla storia italiana e per riscoprire una personalità che ha saputo coniugare innovazione, senso dello Stato e fiducia nella scienza, lasciando un’eredità che continua ancora oggi a influenzare il lavoro delle forze dell’ordine e il sistema della giustizia.














